L’essenziale: l’associazione montpellieraine le Tricoteuse isteriche ha presentato un reclamo a dicembre 2025 contro Brigitte Macron per insulto pubblico, dopo che la Prima donna ha definito “stronze” delle militanti femministe di #NousToutes. Affinché questo reclamo venga esaminato da un giudice istruttore, il collettivo — che si designa con il nome di “343 offese” — deve versare una cauzione di 8.550 euro. Incapace di raccogliere questa somma, l’associazione denuncia un tentativo di intimidazione giudiziaria e ha lanciato una raccolta fondi per finanziare la procedura.
Si può permettere di difendersi in tribunale quando non si hanno le risorse? È la domanda posta dalle militanti femministe montpelliereine delle Tricoteuse isteriche, confrontate con una barriera finanziaria al centro di una questione che va ben oltre il loro collettivo. Il loro reclamo contro Brigitte Macron per insulto pubblico è al centro di un braccio di ferro giudiziario che solleva domande fondamentali sull’accesso delle donne alla giustizia e sul rischio di procedimenti bavaglio.
- L’origine della questione: il video virale e le “stronze”
- Il reclamo per insulto pubblico: chi sono le “343 offese”?
- La cauzione di 8.550 euro: una giustizia a pagamento?
- Cosa denunciano le militanti: un procedimento bavaglio
- La raccolta fondi e l’esito della procedura
- Un simbolo degli ostacoli delle donne di fronte alla giustizia
L’origine della questione: il video virale e le “stronze”
Tutto inizia alla fine del 2025, con la diffusione di un video rapidamente diventato virale sui social media. Si vede Brigitte Macron definire “stronze” delle militanti femministe del movimento #NousToutes, mentre queste stavano manifestando contro la messa in scena di uno spettacolo dell’umorista Ary Abittan.
Il contesto: Ary Abittan e l’archiviazione che non chiude il dibattito
Ary Abittan ha beneficiato di un’archiviazione in un caso di accusa di stupro. Ma per le militanti di #NousToutes e per le Tricoteuse isteriche, un’archiviazione non significa un’innocenza stabilita — significa che le prove raccolte non hanno permesso di rinviare la questione a giudizio. La loro presenza davanti al luogo dello spettacolo mirava a esprimere pubblicamente questo dissenso e a ricordare la voce delle vittime presunte.
È in questo contesto teso che Brigitte Macron, filmata senza il suo consenso o meno, ha pronunciato queste parole contro le manifestanti. Per le militanti, questo insulto lanciato da la Prima donna di Francia, a sostegno implicito di un uomo accusato di stupro, rappresenta molto più di un’infrazione verbale.
Il reclamo per insulto pubblico: chi sono le “343 offese”?
Nel dicembre 2025, l’associazione con sede a Montpellier, le Tricoteuse isteriche, presenta un reclamo contro Brigitte Macron per insulto pubblico. Il collettivo di ricorrenti si chiama “343 offese” — un riferimento diretto al famoso “Manifesto delle 343” del 1971, firmato da donne che rivendicano il loro diritto all’aborto.
La qualificazione giuridica adottata
Per le ricorrenti, le parole di Brigitte Macron non rientrano in una semplice opinione privata. Filmato e diffusamente distribuito, il segmento costituisce secondo loro “un insulto pubblico rivolto a donne impegnate contro la violenza sessuale”. L’insulto pubblico, nel senso della legge sulla libertà di stampa del 1881, è un’espressione oltraggiosa, dispregiativa o invettiva che non contiene l’imputazione di un fatto specifico, rivolta a una persona o a un gruppo.
Perché la giustizia esamini il nostro reclamo, dobbiamo pagare. La più grande delle disuguaglianze si gioca qui.
— Vigdis Morisse Herrera, presidente delle Tricoteuse isteriche
La cauzione di 8.550 euro: una giustizia a pagamento?
Per evitare l’archiviazione automatica di un reclamo semplice, le militanti hanno scelto di presentare il loro reclamo con costituzione di parte civile. Questa procedura consente di rivolgersi direttamente a un giudice istruttore e di evitare che la procura archivii la questione senza esaminarla. Ma ha un costo.
Come funziona la cauzione
Quando un reclamo viene presentato con costituzione di parte civile, il giudice istruttore fissa un importo di cauzione — una somma di denaro che le ricorrenti devono depositare per coprire eventuali spese di procedimento. Questo meccanismo dovrebbe evitare le denunce abusive. Nel caso delle “343 offese”, questa somma è stata fissata a 8.550 euro.
Per un’associazione militante come le Tricoteuse isteriche, questa somma è inaccessibile. Rappresenta un ostacolo concreto e immediato all’accesso al giudice istruttore — cioè alla semplice possibilità di far esaminare il loro reclamo.
- Senze cauzione versata: il reclamo con costituzione di parte civile non può essere esaminato dal giudice istruttore
- Importo fissato: 8.550 euro per l’intera procedura
- Conseguenza: senza questa somma, il caso rischia di essere archiviato senza seguito
Cosa denunciano le militanti: un procedimento bavaglio
Le “343 offese” non vedono in questa cauzione un semplice meccanismo tecnico. La vedono come una procedura bavaglio — cioè un modo distorto di impedire a soggetti con risorse limitate di esercitare i propri diritti.
Che cos’è una procedura bavaglio?
Una procedura bavaglio (o SLAPP — Strategia Legale contro la Partecipazione Pubblica) si riferisce a qualsiasi passo giudiziario utilizzato non per ottenere giustizia, ma per discourage, esaurire finanziariamente o silenziare coloro che si esprimono su temi di interesse pubblico. In questo caso, non è Brigitte Macron a attaccare — ma le militanti ritengono che la meccanica giudiziaria produca lo stesso effetto: costringere al silenzio per mancanza di mezzi.
Per Vigdis Morisse Herrera, presidente dell’associazione, la dimensione sistemica è al centro del problema: “Tutti questi omicidi di donne che denunciamo, c’è un’inazione della giustizia che ha permesso che morissero.” La cauzione di 8.550 euro diventa quindi, nella loro lettura, il simbolo di una giustizia inaccessibile alle donne che denunciano violenze.
La raccolta fondi e l’esito della procedura
Di fronte all’impossibilità di raccogliere da sole questa somma, le Tricoteuse isteriche hanno lanciato una raccolta fondi online per finanziare la cauzione e permettere l’esame del loro reclamo da parte del giudice istruttore. L’obiettivo dichiarato è duplice: raccogliere i fondi necessari e rendere pubblica la situazione per avvertire sugli ostacoli finanziari alla giustizia.
Cosa rivela la raccolta fondi
Oltre a finanziare la procedura, la raccolta fondi è un atto militante. Permette di trasformare un ostacolo giudiziario in pulpito pubblico sull’accesso delle donne alla giustizia e sul trattamento delle denunce per insulto o violenza. Documenta anche, concretamente, il costo reale di una procedura giudiziaria per un’associazione senza risorse significative.
Un simbolo degli ostacoli delle donne di fronte alla giustizia
La questione delle “343 offese” si inserisce in un contesto più ampio, documentato dalle cifre ufficiali del governo francese. Questi dati dipingono un quadro preoccupante dell’accesso delle vittime alla giustizia.
Cifre che colpiscono
- Solo il 7% delle vittime dichiara di aver presentato denuncia
- Più di 7 accuse su 10 vengono archiviate senza seguito
- Procedure giudiziarie descritte come lunghe, faticose e incerte
- Barriere finanziarie che si aggiungono a barriere psicologiche e sociali già considerevoli
Per le Tricoteuse isteriche, il loro caso illustra concretamente come l’accesso alla giustizia possa infatti essere condizionato a una capacità finanziaria — trasformando un diritto teorico in un privilegio pratico. Non è solo il loro reclamo in gioco, ma la questione se militanti senza risorse possano ottenere che i loro diritti siano esaminati allo stesso modo di qualsiasi altro soggetto.
Doversi raccogliere diverse migliaia di euro affinché il nostro reclamo possa semplicemente essere esaminato illustra concretamente questo rischio di intimidazione giudiziaria.
— Comunicato delle “343 offese”
FAQ
Perché le Tricoteuse isteriche hanno presentato reclamo contro Brigitte Macron?
L’associazione femminista montpellieraine ha presentato reclamo per insulto pubblico dopo la diffusione di un video in cui Brigitte Macron definisce delle militanti femministe “stronze”. Queste militanti stavano manifestando contro la messa in scena di uno spettacolo dell’umorista Ary Abittan, accusato di stupro e beneficiario di un’archiviazione.
Che cos’è una cauzione in giustizia?
La cauzione è una somma di denaro che le ricorrenti devono versare quando presentano un reclamo con costituzione di parte civile. È destinata a coprire eventuali spese di procedimento e a evitare le denunce abusive. Senze questo versamento, il giudice istruttore non può esaminare il reclamo. In questo caso, l’importo è stato fissato a 8.550 euro.
Che cos’è una procedura bavaglio?
Una procedura bavaglio si riferisce a un passo giudiziario utilizzato per discourage o ridurre al silenzio persone che si esprimono su temi di interesse pubblico, esaurendole finanziariamente. Le militanti ritengono che l’elevata cauzione produca questo effetto, anche se non si tratta di un attacco diretto da parte avversa.
Che cos’è l’insulto pubblico?
L’insulto pubblico è definito dalla legge sulla libertà di stampa del 1881. Si riferisce a qualsiasi espressione oltraggiosa o dispregiativa rivolta pubblicamente a una persona o a un gruppo, senza imputazione di un fatto specifico.
Chi sono le “343 offese”?
Questo nome è un riferimento al “Manifesto delle 343”, firmato nel 1971 da donne che rivendicano il loro diritto all’aborto. Le “343 offese” sono le militanti e membri delle Tricoteuse isteriche che hanno co-firmato il reclamo contro Brigitte Macron per insulto pubblico.
Brigitte Macron ha risposto al reclamo?
A questo stadio della procedura, non è stata comunicata alcuna risposta pubblica da parte di Brigitte Macron o dei suoi rappresentanti legali riguardo a questo specifico reclamo. La procedura è ancora nella fase di costituzione di parte civile, condizionata al versamento della cauzione da parte delle ricorrenti.
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